Gli incontri significativi
Il Dalai Lama
La storia di una stretta di mano
“Giuseppe, mi raccomando quando viene il Dalai Lama a Votigno, lei deve dargli la mano! “
Questa mia frase dovete immaginarla nel dialetto reggiano, la lingua ufficiale di Votigno, e pronunciata pochi giorni prima del 25 ottobre del 1999, data della visita del Dalai Lama a Votigno di Canossa, sulle colline reggiane, per inaugurare il Museo della Casa del Tibet.
Un giorno indimenticabile e Giuseppe Barbieri l’aveva “costruito“ lui, con le sue mani, questo evento , in anni di lavoro, con me come “garzone” e con volontari da ogni parte del mondo, restaurando il vecchio borgo medioevale, dove viveva, in stato di assoluto abbandono.
Io Votigno l’avevo scoperto nel 1974, grazie all’amico Secondino. Stavo studiando medicina in assoluta solitudine a Sordiglio, un paesino sopra Votigno e un giorno mi ero arrampicato, su una moto sgangherata, con Secondino, fino a questo borgo matildico: nessun cartello, solo una strada di polvere, una casa anni sessanta, in mattoni rossi, che svettava su un villaggio in sasso, diroccato e vuoto, fra ottiche e silenzio.
Ci abitavano ln sessanta nel dopoguerra a poi se ne erano andati quasi tutti e solo la famiglia di Barbieri con la moglie Maria e i figli Nando e Angelo, continuavano a vivere nel borgo che al tempo di Matilde, come racconta Alessandro Carri nei suoi libri su Canossa, ospitava contadini e soldati, pronti a cibare e proteggere il vicino castello inaccessibile, da dove la grande Contessa dominava mezza Italia.
Quello stesso giorno della scoperta di Votigno, ho conosciuto Giuseppe Barbieri e la mia vita ha preso una nuova direzione.
Insieme, per anni, con pazienza e tenacia infinite, abbiamo ricostruito il borgo.
Quante cose ho imparato da lui: mentre gli portavo la calce per fissare le migliaia di sassi che aveva spaccato con incredibile perfezione e velocità, Giuseppe mi raccontava della guerra, di un bomba che a Guastalla aveva sfondato il tetto della sua caserma ma miracolosamente non era esplosa... o quando i tedeschi gli sparavano da Bergogno, sopra Votigno e cercavano i partigiani nel borgo.
E la fatica senza tregua, Barbieri me l’ha sempre insegnata: lavorava, senza fermarsi, appena dopo la mungitura delle mucche della prima mattina, tutto l’anno, perché "le bestie -mi diceva - mangiano tutti i giorni e vanno sempre munte, due volte al giorno.” ,poi correva di nuovo in stalla, a fine pomeriggio, lasciando la cazzuola, quando la Maria gli gridava : “ Vin a monger! " (vieni a mungere) .
E mi raccontava con orgoglio, a me dottore dentista, con in mano una pinza arrugginita di suo nonno, quando aveva tolto un dente alla Maria che continuava di notte a lamentarsi per un mal di denti e non lo lasciava dormire...
Un uomo geniale, un contadino universale, che, sapeva costruirsi gli strumenti per lavorare il legno e la pietra, sapeva squadrare travi e costruire camini, sapeva inventare soluzioni architettoniche e realizzarle... e sempre scherzando sulla vita, sempre attento, come quando mi ha afferrato per la camicia mentre scivolavo giù da un tetto bagnato : ”Dovet dotor?"(dove vai dottore?) mi ha urlato salvandomi.
E adesso il paese, in attesa dell’arrivo del Dalai Lama era in gran parte ricostruito con le antiche sembianze recuperate in un’armonia nuova e antica che strappava l’ammirazione dei visitatori, un pezzo di medioevo risorto con un miracolo di lavoro, per diventare un ideale di vita, una scuola di Pace e di Spiritualità.
E qui, dal 1990, prendeva vita la prima Casa del Tibet in Europa, dopo quelle di New York, New Delhi, Città del Messico...città con milioni di abitanti e noi “ Solo in sei!“ -
raccontavo al Dalai Lama dopo il mio viaggio in Tibet dell’87 per convincerlo a farci visita - "ma animati dalla storia e dall’ideale del dialogo che vince la guerra come avevamo imparato dalla contessa Matilde.”
E il Dalai Lama mi aveva risposto ; “Vai avanti... quando il Museo sarà pronto io verrò”.
E aveva mantenuto la promessa il Maestro, mia guida spirituale, e il 26 Ottobre del 1999, atterrato a Bergamo, aveva sfidato un temporale terribile che aveva bloccato l’aeroporto di Parma, per arrivare, prima a San Polo d’Enza, poi a Votigno, via terra, con due ore di ritardo. Ma era arrivato.
A San Polo d’Enza per diventare cittadino Onorario dei Comuni Matildici con Centurio Frignani, sindaco di San Polo a fare gli onori di casa, e poi salire a Votigno, per inaugurare il Museo del Tibet, salutato, mentre saliva i tornanti, da un immenso arcobaleno.
E adesso finalmente era qui nell’antico borgo, a pranzo da mia sorella Teresa, incinta di Allegra
Lo aspettavamo tutti, politici, artisti, ammiratori, c’erano i Nomadi, Ivana Spagna, gli amici di Roma con Angelo Romano, devoti e curiosi.
Ma io volevo Barbieri! Il simbolo di Votigno.
“Giuseppe sono sicuro che il Dalai Lama visita il tempio tibetano e allora lei stia li, davanti al tempio, così lo incontrerà quando esce “.
Ed ecco che Sua Santità, che non avevo ancora salutato esce, con il suo staff, dal tempio tibetano e riesco, congiungendo le mani, a ringraziarlo per la sua straordinaria visita. Il Maestro mi regala il suo sorriso indimenticabile.
Poi subito, tenendo a bada la ressa dell’accoglienza, mi giro per fargli incontrare Giuseppe Barbieri.
Giuseppe non c’è!
Sono istanti impossibili, mi guardo intorno, frugo fra i volti e non lo vedo.
E sono trascinato anch’io dalla ressa verso il museo che il Dalai Lama deve inaugurare. Continuo a cercare Giuseppe fra la gente. Sparito.
Dove diavolo è andato?
Ma ecco cosa succede: arrivato al centro della piazzetta di Votigno, circondato dalla folla, il Dalai Lama, si ferma. Tutti ondeggiano.
Io gli sono vicino e mi dico che forse vuole ritornare nel tempio. Invece no, Sua Santità va si verso il tempio, fra lo stupore di tutti, ma poi gira a destra, continua a salire, una trentina di metri, poi allunga la mano e la tende a Giuseppe Barbieri, che si era nascosto dietro un grande masso del cortile.
“Non volevo farmi vedere col bastone... “ mi confesserà il giorno dopo, ma questa stretta di mano, inspiegabile, rimarrà il momento più intenso della mia vita e il simbolo del borgo di Votigno.
Sua Santità inaugura il Museo, dedica a tutti un discorso intenso e gioioso e risale in macchina per l’aeroporto di Parma, di nuovo agibile dopo la tempesta, con destinazione Roma.
Riesco a ringraziare al volo il segretario del Dalai Lama, Kelsang Gyatlzen, che già avevo incontrato in passato e gli chiedo: “Ma come ha fatto il Dalai Lama a riconoscere Giuseppe Barbieri?” La risposta è tibetana e illuminata:
“Si saranno incontrati in una vita precedente... ”.
Credo nella reincarnazione, ma oggi, mentre la macchina di Sua Santità si allontana mi invade un magico “qui e adesso” che diventa preghiera
“Ringrazio questa vita che mi ha fatto incontrare il Dalai Lama e Giuseppe Barbieri”.
Stefano Dallari 14. 6. 24

Una foto tratta dall’album personale di Lama Tashi, che ricorda la visita del Dalai Lama alla “Casa del Tibet” di Votigno di Canossa.

Una foto tratta dalla collezione personale della famiglia Barbieri che ricorda il momento dell'incontro tra Giuseppe barbieri e il Dalai Lama .